Lesioni Cartilaginee

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La cartilagine è un tessuto elastico e liscio che ricopre le ossa a livello delle articolazioni, proteggendole ed è, inoltre, un componente strutturale della gabbia toracica, dell’orecchio, del naso, dei bronchi, dei dischi intervertebrali, e molti altri segmenti del corpo.

Non è duro e rigido come l’osso, ma è molto più rigido e molto meno flessibile del muscolo.

La cartilagine è composta da cellule specializzate chiamate condrociti, che producono una grande quantità di matrice extracellulare collagenica, nella quale i essi sono immersi.

La cartilagine è classificata in tre tipi:

  1. cartilagine elastica;
  2. cartilagine ialina;
  3. fibrocartilagine.

La cartilagine non contiene vasi sanguigni (è avascolare) o nervosi (è aneurale).

La nutrizione è fornita ai condrociti per diffusione, attraverso la matrice collagenica.

La compressione della cartilagine articolare, attraverso il carico ed il movimento, genera un flusso di fluido, che aiuta la diffusione di nutrienti ai condrociti.

Rispetto ad altri tessuti connettivi, la cartilagine ha limitate capacità di riparazione: poiché i condrociti sono legati in lacune, non possono migrare verso aree danneggiate. Pertanto, il danno della cartilagine è difficile da guarire.

Inoltre, poiché non ha un apporto di sangue, la deposizione della nuova matrice è lenta. La cartilagine ialina danneggiata viene solitamente sostituita da tessuto cicatriziale.

Una lesione della cartilagine spesso coinvolge anche l’osso sottostante, configurando il quadro clinico di una lesione osteocondrale.

Nella caviglia, la lesione osteocondrale spesso è conseguenza di una trauma, altre volte di una distorsione di caviglia.

Le lesioni osteocondrali dell’astragalo sono patologie comuni in giovani adulti che praticano attivamente sport.

Queste lesioni possono verificarsi nel 50% delle distorsioni della caviglia e nell’80% delle fratture.

A causa della scarsa capacità di guarigione del tessuto condrale, il danno alla cartilagine è spesso irreversibile, diventando significativo fattore di rischio per lo sviluppo dell’artrosi della caviglia.

Pazienti non trattati, spesso, sono in grado di vivere una vita attiva.

Durante una normale passeggiata, l’articolazione della caviglia supporta fino a 5 volte il peso corporeo, mentre durante le attività sportive queste forze aumentano a fino a 13 volte il peso corporeo, rendendo le attività sportive estremamente dolorose o addirittura impossibili a causa delle elevate richieste funzionali della caviglia.

Negli ultimi 10 anni, si sono avuti sviluppi significativi nelle tecniche chirurgiche, che ora sono in grado di fornire una riparazione cartilaginea resistente e funzionale.

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Diagnosi

Per diagnosticare una lesione osteocondrale dell’astragalo è fondamentale l’anamnesi, cioè la raccolta della storia clinica del paziente.

In un paziente giovane, attivo, una storia di distorsioni – singole o multiple – o di una frattura di caviglia (astragalo, malleolo tibiale o peroneale, pilone tibiale), unita ad un dolore a livello della caviglia, possono far sospettare allo specialista la presenza di una lesione osteocondrale dell’astragalo.

Per effettuare una diagnosi, e pianificare il trattamento, risulta di fondamentale importanza eseguire una radiografia del piede in carico: si tratta di un esame eseguito con il paziente in ortostatismo (cioè in piedi).

Risonanza magnetica (RM) e tomografia computerizzata (TC) sono indagini di secondo livello, utili per valutare lo stato della cartilagine e dei tessuti molli (tendini e legamenti) e per valutare il trattamento più adeguato per la specifica situazione.

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Terapia

Nelle fasi iniziali, il trattamento di una lesione osteocondrale è generalmente conservativo.

Tecarterapia, l’idrokinesiterapia e l’uso di antinfiammatori possono determinare un miglioramento della sintomatologia.

Quando il trattamento conservativo non risulta efficace, la chirurgia si rende necessaria.

Il trattamento chirurgico dipende da vari fattori. Quando l’articolazione risulta notevolmente degenerata, una protesi di caviglia può essere considerata.

Quando invece il danno alla articolazione risulta localizzato in una specifica area, può essere consigliata una ricostruzione della cartilagine.

Talvolta, bisogna associare alla ricostruzione della cartilagine altre procedure per correggere, ad esempio, una deformità legata ad un trauma o alla presenza di un piede piatto, o per ricostruire i legamenti della caviglia e curare una instabilità legamentosa.

Il team con cui lavoro ha messo a punto, negli ultimi anni, una tecnica di ricostruzione della cartilagine articolare dell’astragalo completamente artroscopica.

In artroscopia, viene asportata la porzione di cartilagine e di osso sottostante degenerati; vengono effettuate perforazioni dell’osso per favorire la migrazione di cellule staminali multipotenti; viene riempito il deficit osseo e viene posta, infine, una membrana al di sopra della lesione, chiamata a stimolare le cellule multipotenti ad organizzarsi in un tessuto molto simile alla cartilagine originaria.

Valutata la necessità di procedere all’intervento chirurgico con tecnica AT-AMIC, si predisporrà un pre-ricovero per i consueti esami di routine e per il colloquio con l’anestesista.

Seguirà il ricovero: il paziente entra in ospedale il giorno dell’intervento. L’intervento, che ha una durata di circa 45-60 minuti, viene eseguito con una anestesia spinale, associata ad una sedazione per ridurre l’ansia.

Il paziente viene dimesso, generalmente, il mattino successivo o pochi giorni dopo, in base alla valutazione delle condizioni.

Alla dimissione il paziente avrà una semplice medicazione (un cerotto) ed un tutore walker, e potrà camminare autonomamente con due stampelle, senza però appoggiare il peso del corpo sulla gamba operata per 4 settimane.

Dal 15° giorno inizieranno la fisioterapia e la ginnastica in acqua (Idrokinesiterapia), al fine di recuperare la confidenza con il carico.

Il recupero del carico completo comincia gradualmente dalla quarta settimana.

Il ritorno al volante sarà concesso dopo 5 settimane; una cauta e graduale ripresa della corsa su terreni regolari sarà generalmente possibile a 3 mesi dall’intervento; attività sportive da contatto dopo 5-6 mesi in base ai controlli periodici.

È importante sottolineare che la riparazione cartilaginea è un processo che continua fino a due anni dall’intervento.

Per questo motivo, un miglioramento clinico importante avviene nei primi 6-9 mesi, ma continua fino a 24 mesi dall’intervento chirurgico.

Il monitoraggio del processo riparativo viene effettuato tramite risonanze magnetiche eseguite a distanza di 6, 12 e 24 mesi per valutare lo stato e la qualità del tessuto cartilagineo.

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